ORIGINI  LEGGENDARIE

Clodio, reduce dalla distruzione di Troia, insieme ai compagni Enea, Antenore e Aquilio sarebbe approdato nella penisola italica ed avrebbe fondato Clodia. Il mitico popolo etrusco avrebbe lasciato la sua impronta nella struttura urbanistica: il Corso del Popolo (cardo) anticamente era tagliato al centro da una strada (decumanus) secondo la tipologia successivamente utilizzata dal “castrum” romano. Lo stemma, un leone rampante in campo bianco, è simile a quello troiano.

TRACCE   ROMANE

I primi riferimenti storici si hanno con Plinio il Vecchio (I° sec. d.C.) che nella sua “Historia Naturalis” descrive la “Fossa Clodia” e “Brundulum”.

IL  NOME

Nel corso dei secoli il nome della città subì diversi cambiamenti: Clodia, Cluza, Clugia, Chiozza, Chioggia.

L’ XI e XII isola della laguna

Le incursioni barbariche provocarono la fuga dalle più importanti città della terra ferma verso le isole della laguna con la conseguente integrazione con la popolazione di Chioggia.

Clodia Maior (Chioggia) e Clodia Minor (Sottomarina) erano rispettivamente la XII e la XI isola dell’estuario veneto e facevano parte della Confederazione delle dodici isole della laguna, il primo nucleo della Repubblica della Serenissima il cui unico capo era il Dux o Doge.

Nel 1110 ci fu il trasferimento della sede vescovile da Malamocco a Chioggia, insieme al capitolo dei canonici e alle reliquie dei SS. Felice e Fortunato, da allora patroni della diocesi.

“La Guerra di Chioggia” 1379/80

I contrasti tra Venezia e Genova per il predominio sui mari provocarono uno scontro diretto tra le due potenze e il teatro di guerra fu proprio Chioggia, zona di collegamento con il retroterra. I genovesi assediarono la città per terra e per mare incendiando e devastando.

La reazione di Venezia, guidata da Vettor Pisani e Carlo Zeno portò alla riconquista di Chioggia, il 24 giugno 1380 dopo un assedio di mesi. In seguito la politica e l’economia chioggiotta risulteranno sempre più subalterne alla potenza veneziana.

Il Governo della città

Chioggia aveva un’organizzazione molto simile a quella veneziana. Esisteva un Maggior consiglio in cui erano rappresentate le famiglie più importanti, e un Minor Consiglio di sei membri che aveva il potere esecutivo. Rappresentava ufficialmente la città il Podestà, inviato dalla Serenissima per un periodo limitato di 16 mesi con il compito di presiedere i consigli, di amministrare le finanze pubbliche e la giustizia.

I secoli della crisi

Il 1400, 1500 e 1600 furono caratterizzati da una situazione di precarietà. Le difese a mare furono distrutte o gravemente danneggiate, il territorio fu soggetto a continue inondazioni e la popolazione dovette sopportare pestilenze e carestie. La notte di Natale del 1623 la città fu sconvolta dall’incendio, forse doloso, dell’antica cattedrale: la ricostruzione dissanguò ancor più le già ridotte risorse finanziarie. Quasi contemporaneamente dovette subire le conseguenze della peste dei lanzichenecchi, che causò ben 7.000 vittime su una popolazione che non superava le 12.000 persone.

Dominazioni Napoleoniche e Austro-ungariche, la “Sollevazione del Cristo”

Dopo solo due giorni dal loro insediamento a Venezia  avvenuto il 12 maggio 1797, i francesi entrarono in Chioggia il 14 maggio 1797e vi instaurarono un sistema democratico (la municipalità) riorganizzando metodi di governo e settori di intervento: la giustizia, la salute, le finanze, l’istruzione, la politica del territorio, (porto, laguna, ecc.). L’esperienza rivoluzionaria durò poco, perché l’intera Repubblica Veneta il 17 ottobre 1797, col trattato di Campoformio fu ceduta all’Austria.

Il Risorgimento

Per opera di Antonio Naccari, che sarà poi, il primo sindaco di Chioggia, il 22-23 marzo 1848 la città si liberò dagli austriaci in modo quasi pacifico. Furono dodici bragozzi e una tartana chioggiotti a trasportare, da Cesenatico, Garibaldi con il suo seguito in fuga da Roma ed intenzionati a portare aiuto a Venezia stretta d’assedio. Il 15 ottobre 1866 e l’anno successivo Chioggia ospitò due illustri personalità del nostro risorgimento: il 27 febbraio Giuseppe Garibaldi, e l’11 maggio il re Vittorio Emanuele II.

IL PRIMO CONFLITTO MONDIALE E IL PRIMO DOPOGUERRA

La prima guerra mondiale sconvolse Chioggia in modo eccezionale, soprattutto per lo stato di disfacimento che provocò alla sua economia, e di riflesso al suo tessuto sociale.Le imbarcazioni da pesca e i mercantili rimasero bloccati a riva per circa tre anni, perché un decreto regio del 25 luglio 1915 impediva la navigazione nell’Adriatico, cosparso di mine vaganti. Dopo guerra, la disoccupazione per Chioggia, s’inasprì in modo gravissimo: i prezzi continuavano a salire velocemente, scarseggiavano i viveri e i generi di prima necessità.

IL FASCISMO

Attraverso violenze, persecuzioni e spedizioni punitive provenienti da tutto il Veneto, i fascisti ottennero la destituzione della giunta socialista che precedentemente era stata eletta democraticamente. I dirigenti comunisti e socialisti furono costretti all’esilio, al confino, ridotti al silenzio e sorvegliati a vista. Durante il periodo fascista fu inaugurata la diga S. Felice del porto di Chioggia, opera colossale cui -da parecchi anni- si stava lavorando, che costituì, oltre alla maggior sicurezza per le imbarcazioni, anche l’espansione della spiaggia che da allora crescerà progressivamente.

LA II GUERRA MONDIALE. LA RESISTENZA E LA LIBERAZIONE DAL NAZI- FASCISMO

Tragico fu il bilancio della II guerra mondiale. Pesanti bombardamenti si abbatterono sulla città, distruggendo oltre un centinaio di case e danneggiandone altre 250 circa, con un totale di oltre un migliaio di senzatetto e di alcune centinaia di sfollati. Dopo l’armistizio (8 sett. 1943) con le forze alleate, a Chioggia, venne costituito un nucleo di resistenza contro il tedesco oppressore e il fascismo repubblichino, che dopo qualche settimana diventò il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) Mandamentale di Chioggia. La liberazione a Chioggia avvenne il 27 aprile 1945, due giorni più tardi rispetto alla data nazionale. Si riuscì, con un imponente e memorabile falò, ad evitare la minaccia di una totale distruzione della città da parte dell’aviazione alleata, che intendeva stroncare in modo definitivo il persistere di un concentramento di truppe tedesche.

 

 

Alcune parti del testo sono state tratte dalla pubblicazione
CHIOGGIA ITINERARI STORICO-ARTISTICI
di Gianni Scarpa e Sergio Ravagnan