Granchi di Chioggia
Granchi di Chioggia

I nostri pescatori avevano, allora, un’estensione maggiore di quella attuale. Spesso restavano in mare anche per mesi, e pescavano in zone come la Jugoslavia a quel tempo italiana. In effetti, fino al 1915 le zone di pesca si estendevano, per i nostri pescatori, lungo tutta la costa della Jugoslavia, fino l’Albania.

Causa vicende storiche questi territori di pesca, un tempo italiani, furono ridotti.

I metodi di pesca

La coccia volante

Questo metodo di pesca è svolto da una coppia di barche di circa 20 metri, viene inserito “l’occhio” (apparecchio che serve a individuare i banchi di pesce).Individuati i banchi di pesce, si cala la rete che viene trainata dalle due imbarcazioni. Il pesce pescato viene poi suddiviso a seconda della qualità.

I ramponi

La pesca con i ramponi si svolge con casse di ferro, con denti saldati in una lama quanto il rampone. I ramponi sono di due tipi: uno per le sogliole, l’altro per le capesante. È una pesca massacrante per il lavoratore costretto a uno o due soli giorni di riposo settimanali.

I parancai

La pesca con i parancai si effettua con una barca di circa 10 metri. Il “parancalo” è un filo di nailon lungo 300 metri,con tanti ami distaccati un metro dall’altro. Con i parancai si pescano anguille, passere e “go”.

La pesca delle vongole

La pesca delle vongole si svolge con delle attrezzature meccanizzate. Dalla poppa della barca viene gettata un’ancora del peso di circa un quintale. Si procede poi,con una barca finché il cavo d’acciaio del verricello non è in tiro. Viene poi gettata in acqua una specie di cassa trascinata dal verricello collegata con una cinghia al motore della barca. Quando si è vicini all’ancora, la cassa viene alzata e le vongole riversate in coperta e vengono messe, con un badile, in un “tamiso” (attrezzo per pulire,dividere le vongole dalle piccole e da eventuali crostacei).

I re

La pesca dei “re” si esegue con piccole barche. La rete è lunga circa un chilometro e alta un metro e mezzo. Si pescano per lo più, sogliole, passere e cefali.

Natanti e antichi metodi di pesca

Le barche più antiche, adottate nel compartimento marittimo di Chioggia sono le tartane e le sardellere. Le tartane erano barche molto robuste e stabili. Le sardellere erano usate quasi esclusivamente per la pesca delle sardine. L’esosità delle tasse richieste per questo tipo di imbarcazione da parte del governo asburgico, causò la mancanza di investimenti in queste imbarcazioni. Il decadimento della tartana fu anche motivato dal fatto che il tipo di pesca fatto con i bragozzi otteneva lo stesso risultato, per di più il bragozzo aveva la possibilità di pescare in fondali più bassi essendo più leggero e più piccolo rispetto alla tartana.  La tartana senza equipaggio costava 7000 lire in confronto alle 3000 lire del bragozzo.

Gli squeri

I bragozzi chioggiotti erano costruiti per lo più in piccoli cantieri detti squeri, condotti da maestri d’ascia che si tramandavano scrupolosamente i segreti di costruzione di padre in figlio. Erano semplici edifici costruiti da tre pareti in muratura, su cui poggiava il tetto e da una facciata aperta, rivolta verso il canale. Suggestiva e festosa era la cerimonia del varo di un bragozzo “niovo” (nuovo), il quale, prima di farlo scendere in acqua, tutto pavesato a festa, veniva benedetto, dopo aver recitato la Chiàbita, storpitura dell’inizio del salmo 90 “qui habitat”; la festa era maggiore se esso era senza debiti, ai quali molto spesso il pescatore era costretto a ricorrere per pagare l’imbarcazione. A varo avvenuto, questo era festeggiato con una ganzèga, un rinfresco a base di vino con sardèle salae, canoce e buli, a cui partecipavano tutti.

Le compagnie

Le zone di pesca battute dai chioggiotti erano il litorale istriano e le coste romagnole. Furono formate per la pesca all’estero delle compagnie di 18/20 bragozzi, con a capo un pescatore audace e particolarmente esperto. Prima di partire insegnava una specie di codice cifrato a tutti gli altri pescatori:ciò consisteva nel battere con un bastone di legno, a seconda del suono prodotto si doveva capire se “calare le reti,veleggiare e entrare in un porto ecc”  Il pesce pescato doveva essere venduto solamente a Chioggia o a Venezia quindi il trasporto del pesce avveniva tramite le portolate,ogni 5/7 bragozzi vi era una di queste barche,che partiva appositamente da Chioggia. La funzione delle portolate non si esauriva nel trasporto del pesce ma anche degli effetti personali dei pescatori. Non essendo il capopesca capace di leggere e scrivere invece di porre il nome di ogni singolo componente l’equipaggio, metteva il simbolo della vela per segnare in un libro i dati del pescatore, i soldi dati, le spese per il mangiare. Anche la numerazione era particolare: un misto di numeri latini e probabilmente di altri di origine fenicia o etrusca. L’introduzione del motore permetterà, in seguito, un celere trasporto, e quindi la possibilità di commerciare del pesce fresco.

 

 

Alcune parti del testo sono state tratte dalla pubblicazione
CHIOGGIA ITINERARI STORICO-ARTISTICI
di Gianni Scarpa e Sergio Ravagnan